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Il nostro piccolo museo del tartufo

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Inizia nel 2002 l’esperienza dell’azienda Tartufi Bianconi con il ritrovamento, per puro caso, di una pagina in lingua tedesca di un erbario del Mattioli del 1500.
  Da allora l’azienda ricerca ogni tipo di materiale che può raccontare il misterioso mondo del tartufo: “Il nostro piccolo museo del Tartufo”, così è chiamata la raccolta di oggetti legati al diamante della terra. Questo “museo” è visitabile gratuitamente su prenotazione. Chi volesse conoscere più da vicino questo preziosissimo frutto della terra, può contattare direttamente l’azienda Bianconi.

Il tartufo entra in aula

Sabato 29 marzo, nell’ambito della 21° edizione de “Il mese dell’albero in festa”, verrà allestito un laboratorio dal titolo “Il Tartufo entra in aula”  all’interno della Sagra del tartufo in collaborazione con l’Associazione ARCI Tartufo e coinvolgerà alcune classi della scuola secondaria di 1° grado Mario Montanari di Ravenna per approfondire le informazioni sul pregiato tubero e affrontarne la ricerca all’interno della pineta.

Se partecipi, raccontaci la tua esperienza!

Le antichissime origini del “diamante della terra”

La storia del tartufo affonda le sue radici in epoche assai antiche.
Già nel 3000 a.C sembra che i Babilonesi fossero attratti da uno strano fungo sotterraneo, la Trafezia, molto simile per forma al tartufo bianco pregiato.

Anche i Greci nella loro cucina pregiata utilizzavano il tartufo (tydnon) la cui origine era attribuita al combinarsi delle piogge autunnali con il tuono; lo stesso avveniva presso i Romani (che lo chiamano tuber dal verbo tumere gonfiarsi) che ne furono ghiotti consumatori come testimoniano le parole di  Plinio il Vecchio che, nella Naturalis Historia, scrive: <<… Massimo miracolo è la nascita e la vita di questo tubero che cresce isolato e circondato di sola terra..>>

La particolarità di questo fungo ipogeo che vive sotto terra senza apparenti radici, il suo profumo e le sue forme bizzarre, lo hanno circondato da un’aura di mistero rendendolo ancor più desiderabile e “divino”. La sua rarità fece si che già allora il suo prezzo fosse elevatissimo e la sua presenza sulla tavola era quindi indice di nobiltà e potenza. Si era certi del suo potere afrodisiaco e infatti era stato dedicato dai pagani a Venere.

Le prime ricette in cui compare il tartufo risalgono ad Apicio, famoso cuoco di Traiano, che, nel suo De Re Culinaria, ne canta le lodi, ricordando come Nerone l’avesse definito “cibo degli dei”.

Nel XIV e XV sec. il tartufo nero pregiato appare sulle mense dei signori francesi mentre, in Italia, inizia a diffondorsi il tartufo bianco.

Molti studiosi dal 1700 in poi diedero un importante contributo che tuttora risulta essere una preziosa testimonianza della presenza del “diamante della tavola”: nel 1780 il naturalista polacco Michel Jean Compte de Borch pubblicò il libro Lettres sur les truffles du Piemont, dedicato al tartufo bianco del Piemonte, descritto come il più profumato, aromatico e pregiato; nel 1776 Bernardo Vigo scriveva in latino il poema Tuber terrae in lode al tartufo e, nel 1831, Carlo Vittadini scrisse Monographia tuberacearum la quale segna la prima solida base per lo studio scientifico e moderno delle tuberacee. Nei primi del 900 lo studio si concentra sulla germinazione delle spore.

Il presente ce la raccontano le numerose fiere, le associazioni, le pubblicazioni, il web…tutto ci testimonia l’importanza e la pregiatezza del diamante della terra che vede estimatori in tutto il mondo.